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Psyco: un film diretto da Hitchcock… e Freud

Dedo1082 views

Per chi volesse masticare le teorie freudiane non posso che consigliare i film di Alfred Hitchcock. Nella maggior parte delle sue pellicole Freud è più di un semplice contatto: è una vera e propria alchimia. Ho pensato molto a quale film scegliere perché potevo davvero sbizzarrirmi. Alla fine la scelta è caduta su Psyco (Usa, 1960).  Ho intenzione di fare altri post sul maestro della suspense, per cui non credo di lasciare indietro altri capolavori.

Anche se in questo caso potrebbe essere superfluo, mi obbligo ugualmente al messaggio di SPOILER. Da qui in poi sarà svelata parte della trama, per cui recupera il film prima di continuare la lettura.

Ora che sei pronto, diamo il via alle danze!

Prima di addentrarci nel film e fare parallelismi penso sia opportuno indugiare su Freud in modo da avere gli strumenti necessari per comprendere bene tutte le sfumature psicoanalitiche inserite da Hitchcock.

La rivoluzione freudiana

L’avvento della psicoanalisi è stato su tutti i fronti una rivoluzione. Sebbene la maggior parte della critica abbia ravvisato la mancanza di scientificità nella disciplina freudiana, nessuno può negare la sua influenza in tutti i campi del sapere. La stessa quotidianità esce del tutto sconvolta dall’incontro con la psicoanalisi.

Non ci credete? Ebbene…

Il bambino da sempre considerato innocente e privo di impulsi sessuali diventa con Freud un «perverso poliformo»; l’inconscio relegato ai margini della psicologia assurge al vero oggetto d’indagine; il sesso, pensato fin allora peccaminoso, in Freud assume un ruolo di primaria importanza per spiegare la normale vita degli esseri umani e le malattie mentali. Alcune delle sue più famose teorie sono entrate di diritto nel linguaggio comune e molto spesso le vediamo ripresentarsi nei film: rimozione, censura, complesso edipico, transfert, inconscio, super-io, lapsus etc.

Una vera e propria rivoluzione, non c’è che dire.

Delle molte teorie partorite da Freud ne prenderò in considerazione soltanto due in questo post (ulteriori temi freudiani li analizzerò con altri film). Psyco infatti ci permette di analizzare la grande scoperta freudiana dell’inconscio e il famosissimo complesso edipico.

L’inconscio e la tripartizione della psiche

Prima di Freud si riteneva che la psiche fosse la coscienza stessa. Ci si potrebbe chiedere cosa sia la psiche, ma la faccenda si complicherebbe molto perché ogni “scuola psicologica” la intende in modo diverso e con sfumature particolari. Proviamo tuttavia a dare un’indicazione. “Psiche” è una parola di origine greca che significa «soffio che vivifica un corpo» e nella teologia cristiana è l’equivalente di «anima» (quando un prete vi parla di anima sappiate che non è scorretto pensare alla propria psiche).

Nell’accezione scientifica-contemporanea, per psiche, s’intende tutto il complesso dei processi mentali, consci o inconsci, che costituiscono una risposta comportamentale di un soggetto. Tali processi riguardano l’intelligenza, la memoria, la percezione, i sentimenti, le aspettative, i desideri, i meccanismi inconsci etc.

Ora, come anticipato, si pensava che la psiche coincidesse con lo stato cosciente della persona. Lo psicologo viennese intuì invece che la scaturigine della psiconevrosi (disturbo mentale di origine non organica) vada rintracciato in conflitti di forze inconsce che operano oltre la cortina della consapevolezza del paziente. È impossibile quindi che la piche si riduca alla sola coscienza. C’è dell’altro. Freud scopre in questo modo che la coscienza è solo la punta di un iceberg che nasconde un mondo più vasto, nascosto e misterioso. La scoperta dell’inconscio segna, di fatto, la nascita della psicoanalisi.

Tripartizione psichica

Freud non si limita a portare alla luce il mondo sommerso della psiche ma cerca di studiarla e classificarla. Afferma difatti che la psiche è una complessa unità ripartita in tre zone con compiti e funzioni diverse: l’Es, il Super-io e l’Io.

Es: è il polo pulsionale e inconscio della psiche; la parte oscura, l’energia passionale della nostra personalità. Come sostiene lo stesso Freud, l’Es è un «caos, un calderone di impulsi ribollenti» in cui la logica dei filosofi e il principio di non-contraddizione sono assenti. L’Es è pura spinta e desiderio. In esso non c’è moralità, ignora i valori di bene e male: «l’Es obbedisce all’inesorabile principio del piacere».

Super-io: è la dimensione morale, il nostro giudice interno.  In sostanza il Super-io è l’insieme delle proibizioni inculcate nei primi anni di vita che l’uomo porta con sé come se fosse «il successore e il rappresentante dei genitori».

Io: è la parte cosciente del soggetto. La parte organizzata della personalità che deve cercare un equilibrio fra tre «padroni severi» che sono l’Es, il Super-io e il mondo esterno alla psiche.

Da queste brevi definizioni freudiane si comprende come un Io normale riesca a equilibrare le spinte feroci del desiderio (Es), le istanze castranti della moralità (Super-io) e le pressioni degli stimoli esterni (ambiente). Nel caso in cui un soggetto abbia un Es preponderante ed eccessivo, o un Super-io troppo rigoroso o troppo debole, l’Io non è più capace di armonizzare la situazione psichica risolvendosi così in conflitti inconsci che producono nevrosi.

Faccio un esempio: se un soggetto X è dotato di un Es ipersviluppato in modo da travolgere un Super-io evidentemente debole, l’Io cosciente tenderà ad avere – secondo Freud, si badi – comportamenti antisociali, delinquenziali o perversi. Se, al contrario, è il Super-io del soggetto X a essere soverchiante, allora l’Io tenderà a comportamenti ipercontrollati e ossesivo-compulsivi; inoltre, le eccessive rimozioni di un Super-Io troppo rigido condurranno inevitabilmente a conflitti inconsci che si manifesteranno in nevrosi.

Quest’ultimo caso è appunto ciò che accade al protagonista di Psyco, Norman Bates.

Psyco

Psyco è la storia di una donna che ruba quaranta mila dollari dal proprio datore di lavoro. Durante la fuga si ferma per una notte nel motel di Norman Bates. Il motel comprende dodici stanze, tutte sfitte, mentre la casa dove Norman abita si staglia lugubremente da una piccola collina. Norman accoglie la cliente in modo affabile, conversano piacevolmente in una stanza piena di uccelli imbalsamati (l’imbalsamazione di uccelli è l’hobby ossessivo-compulsivo di Norman e sembra anticipare simbolicamente Gli uccelli, film del 1963 sempre di di Hitchcock) dove la donna scopre che Norman vive con sua madre, anziana e malata.

A questo punto si consuma il dramma. Hitchcock mostra con perfetta scelta registica il crescente desiderio (Es) di Norman verso questa bellissima ragazza. Norman vorrebbe piacerle, si adopera con le più sottili gentilezze nonostante si intravedano i suoi disturbi quando parlano della madre. Quando la ragazza si congeda ed entra nella sua camera per farsi una doccia, Norman la spia da un buco nella parete. E, nel mentre vede la ragazza spogliarsi, l’Es di Norman raggiunge il punto di rottura. Il desiderio è troppo grande, incontenibile, l’Es vuole il piacere tutto per sé.

Norman deve agire. Vuole la ragazza. La vuole per sé, sessualmente. La dinamica filmica sembra risolversi verso una violenza sessuale ma, nella famosissima scena della doccia, sotto lo scroscio dell’acqua e di quella fantastica musica angosciante, ormai indelebile nell’immaginario collettivo, si consuma l’efferato delitto. Sorpresa in doccia, nuda, inerme e priva di difese, la ragazza viene pugnalata selvaggiamente.

L’assassino, inquadrato in penombra, ha chiaramente le fattezze di una signora. È la madre di Norman che giunge a risolvere il problema dell’insistente desiderio sessuale. Fuori di metafora – e riprendendo la grammatica freudiana – è il Super-io che censura le spinte dell’Es. Ancora: è il severo moralismo del giudice interno che blocca le spinte desideranti e pulsionali del soggetto.

Alla fine del film, quando l’amante e la sorella della vittima, preoccupati, raggiungono il motel, scoprono che la madre di Bates è morta da anni, mummificata da Norman come uno dei suoi uccelli. Norman ha assunto una doppia personalità in cui rivive la madre. Anche se materialmente è Norman ad aver ucciso, in realtà è la personalità della madre che prende spazio nella psiche di Norman fino a spodestarlo del tutto, come risulta dall’ultimissima scena.

In questo caso non ci troviamo di fronte a un semplice caso di nevrosi come in altri film hitchcockiani. Si tratta di una vera e propria psicosi che, a differenza della nevrosi, impedisce al soggetto un appropriato contatto con la realtà. Norman Bates, più che nevrotico è psicotico (Psyco appunto!) con sdoppiamento della personalità implicanti complesso edipico e sessuofobico.

Una attualizzazione

Lasciando stare la grave psicosi come quella di Norman, atteggiamenti nevrotici sono assai comuni. La dinamica nevrotica, infatti, può svilupparsi in ognuno di noi abbastanza facilmente.

Mi spiego.  I nostri desideri vengono giustamente controllati dal Super-io altrimenti si sfocerebbe in comportamenti antisociali. Tuttavia, uno sviluppo anomalo del Super-io conduce molte persone a intraprendere una vita estremamente controllata, ossessiva, priva di veri piaceri; una vita potentemente frustrata e nevrotica. Una spia di nevrosi potrebbe essere l’ansia. Se avvertite un’ansia incontrollabile con manifestazioni psicosomatiche (mal di stomaco, mal di pancia, debolezza…) allora potreste avere un conflitto interno non risolto.

Conoscete qualcuno così? Io sì.

La casa psichica di Norman Bates

Una menzione particolare va all’abitazione di Norman. È una tipica casa di campagna americana degli anni cinquanta. È particolarmente e volutamente divisa in tre piani distinti ma comunicanti: cantina, piano terra e primo piano.

Vi ricorda qualcosa?

A me sì.

La ripartizione psichica di Freud.

Es, Io e Super-Io sono rispettivamente immaginati da Hitchcock come:

  1. la cantina, la parte oscura e nascosta nella quale si annidano i desideri profondi (Es);
  2. il piano terra, in cui normalmente sta Norman (Io);
  3. il primo piano, dove è sita la camera della madre (Super-io).

Il complesso edipico di Norman Bates

Hitchcock non solo è il maestro della suspense, probabilmente è anche il maggior “divulgatore” delle teorie di Sigmund Freud attraverso questa straordinaria arte che è il cinema.

In questo film è ben rappresentata un’altra delle più famose teorie freudiane: il complesso edipico. Freud rivoluzionò ogni centimetro delle vecchie e desuete teorie sessuali. Come ricordato in precedenza, la sessualità pre-freudiana era per lo più collegata alla “genitalità”, ovvero con l’atto sessuale di una persona con il sesso opposto. Punto e basta. Freud si accorse dell’impossibilità di questa teoria perché sarebbero rimaste inspiegate tutte quelle tendenze psicosessuali differenti dal coito.  Per citare solo alcuni casi, rimarrebbero insoluti la sessualità infantile, la sublimazione (ovvero il trasferimento della spinta sessuale su oggetti non sessuali come il lavoro, l’arte etc.), le perversioni.

Per questo, Freud ipotizzò la sessualità come una sorta di energia che può dirigersi e canalizzarsi verso qualunque oggetto, che chiamò «libido».  Lo sviluppo psicosessuale di ogni persona si risolve per Freud in tre fasi: orale, anale e genitale.

  1. Fase orale: si sviluppa nel primo anno e mezzo di vita e l’energia sessuale si concentra sulla bocca connessa all’attività principale del bambino, succhiare il latte dalla madre.
  2. Fase anale: si estende fino al terzo anno e la zona erogena preferita del bambino diventa l’ano attraverso la ritenzione e l’espulsione delle feci.
  3. Fase genitale: che va dai tre anni fino all’età adulta. La caratteristica principale di questa fase è la scoperta da parte del bambino (o della bambina) della zona genitale e del piacere che essa provoca. Freud ripartisce questa fase in due sottocategorie: la fase fallica e la fase genitale in senso stretto.

Il complesso edipico è connesso a questa evoluzione psicosessuale infantile perché si svilupperebbe fra i tre e i cinque anni, in piena fase fallica.  Riprendendo la tragedia sofoclea in cui Edipo uccide il padre e sposa la madre, Freud sostiene che il bambino prova un forte desiderio per il genitore del sesso opposto e invidia e risentimento per il genitore dello stesso sesso, che avverte come una minaccia. Il padre si configura come un rivale per il possesso e l’amore della madre.

Sentiamolo dalla stessa voce di Freud:

«Il bimbo concentra sulla persona della madre i suoi desideri sessuali e concepisce impulsi ostili contro il padre, considerato come un rivale. Questa è anche “mutatis mutandis”, l’attitudine della bambina».

In Psyco questo è davvero evidentissimo. Nonostante si riveli, alla fine del film, che sia stato proprio Norman a uccidere la madre molto tempo prima, l’amore e l’attaccamento morboso, direi patologico, di Norman per sua madre è mostrato con efficacia nelle diverse scene e nei dialoghi. Non importa che la madre non esista in quanto persona fisica, esiste nella mente di Norman e tanto basta; anzi, di più, nella mente del figlio la madre acquista una esistenza ancor più radicale e influente. Ciò è così vero che la madre è ormai parte di se stesso fino a identificars
i del tutto con lui nell’epilogo.

Norman è innamorato e succube della madre al tempo stesso: Norman e la madre sono uno: Norman è la madre e la madre è Norman. Tutti i tentativi esterni di incrinare questo amore vengono eliminati. Eliminati fisicamente. La ragazza uccisa nella doccia, l’investigatore privato e tutte le altre persone scomparse alluse nel film sono ostacoli e perturbatori di tale amore; proprio per questo, non per altro, vengono uccisi, o, per usare un termine freudiano, vengono rimossi.

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Dedo

Il cinema pensa! E non lo fa solo nei film impegnati dei grandi auteurs. Ogni pellicola muove da un pensiero che tocca le corde più profonde del nostro sentire. In quanto tale, il cinema fa filosofia!