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Hobbes e Gangs of New York

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Gangs of New York (2002) è un film in cui il calco di Hobbes è profondissimo. La pellicola parte dal principio secondo cui le società umane si generano dalla violenza, dalla corruzione, dal malaffare. Nell’affermare questo Martin Scorsese sussume inequivocabilmente la filosofia di Thomas Hobbes (1588-1679) per il quale l’uomo è un lupo per gli altri uomini (Homo homini lupus). Una filosofia politica, quella di Hobbes, micidiale, cruda, antidemocratica e pessimistica nei confronti della natura umana; ma non per questo meno valida. Vediamo di comprendere meglio questa posizione.

Ovviamente ci saranno SPOILER per cui se non avete visto il film vi consiglio di fermarvi qui!

Cominciamo!

Benvenuti a Five Points

Siamo nella seconda metà dell’ottocento a Five points, un vecchio quartiere di Manhattan oggi corrispondente grossomodo all’incrocio tra Chinatown e Little Italy. A causa della carestia Irlandese dovuta principalmente ad una patologia delle patate, il quartiere si riempì di immigrati gaelici in cerca di fortuna e speranza. Queste continue e incontrollate immigrazioni generarono una tensione incandescente tra due bande rivali: i nativi, una gang di protestanti per lo più razzisti e contrari all’immigrazione capeggiati da William “Bill il macellaio” Cutting (Daniel Day-Lewis); e, dall’altro lato, i Conigli morti, gli immigrati cattolici-irlandesi con a capo padre Vallon (Liam Neeson).

Il film si apre proprio con lo scontro truculento di queste due fazioni. Bill il macellaio, spinto da una più feroce volontà di violenza e cinicità riuscirà ad avere la meglio uccidendo padre Vallon e ottenendo il controllo incontrastato dei Five Points in combutta con le autorità ufficiali americane.

Vendetta e nascita di una nazione

In un post precedente ho consigliato 10 film con tema la vendetta e anche questa pellicola di Scorsese meriterebbe le prime dieci posizioni. Difatti la vendetta è l’intreccio principale. Il piccolo figlio di padre Vallon, che assistette impietosamente alla morte del padre, venne risparmiato da Bill in segno di rispetto per il valoroso avversario e mandato in un istituto. Sarà un errore fatale per il macellaio perché i sentimenti di vendetta nel ragazzo diventeranno ragione di vita. Amsterdam (Leonardo di Caprio) una volta uscito dal riformatorio farà ritorno al quartiere d’origine per vendicare il padre, infiltrandosi nella gang  di Bill  e aspettando il momento giusto per colpire.

Sebbene questa sia la trama principale, la storia che ci fa rimanere incollati alla poltrona, i riferimenti a Nascita di una nazione (1915) e Intolerance (1916) di David Wark Griffith sono evidenti. Scorsese vuole mostrare come l’America abbia radici violente. La nazione più potente del mondo baluardo della civiltà e dei valori occidentali nasce dalla strada, dalla sporcizia, dalla violenza e la frode.

Il villain, Bill, è segno inequivocabile di questa interpretazione. Ha difatti incisa un’aquila nel suo occhio di vetro. L’aquila è segno di potenza, usata sin dall’antichità nei vessilli romani; ma è anche, dal 1782, il simbolo ufficiale degli Stati Uniti. Per cui il messaggio di Scorsese ci giunge forte e chiaro su come siano nati gli USA. La stessa tagline del film recita: «l’America è nata nelle strade»; ossia, nella violenza, nell’abiezione, nel malaffare di delinquenti incalliti.

Ed è proprio questo il punto che mi interessa maggiormente del film perché correlato alle concezioni del filosofo britannico Thomas Hobbes (1588-1679).

La filosofia politica di Hobbes

Thomas Hobbes appartiene a quella schiera di filosofi che preferiscono i mali di un potere assoluto rispetto a governi deboli che non riescono a portare stabilità e contenere il caos. Hobbes visse in un periodo di forte instabilità politico-sociale e non è da escludere che questa sua esperienza sia stata oltremodo caratterizzante della sua filosofia.

Hobbes partiva dall’assunto antropologico che l’uomo non era buono di natura e non si associava socialmente per spirito di unione o per amore degli altri. Le caratteristiche più profonde dell’uomo sono invece la bramosia naturale per la quale ciascuno pretende di godere esclusivamente dei beni comuni e la ragione naturale che ordina all’essere umano di fuggire da qualsiasi cosa rechi danno, soprattutto dal peggiore dei mali: la morte.

Per Hobbes queste due peculiarità umane sono come postulati geometrici dai quali si sviluppa di necessità tutto l’impianto morale e politico. Quindi, l’uomo si associa per timore. Nello stato di natura (o presociale) il timore deriva dall’uguaglianza tra gli uomini che vogliono le stesse cose esclusivamente per sé. Mi spiego. Il diritto di tutti su tutto derivante dall’uguaglianza degli uomini e dalla volontà di nuocere agli altri per ottenere ciò che si vuole genera uno stato di guerra perenne di tutti contro tutti (bellum omnium contra omnes). Prima della società, l’uomo è un lupo per gli altri uomini (homo homini lupus) e vive in perenne guerra con i suoi simili per ottenere ciò che vuole a discapito degli altri. In questo stadio regna la violenza, la sopraffazione, la guerra, il caos e l’instabilità. In un clima del genere l’essere umano non può evolvere, non può svilupparsi, non può vivere una vita degna e tranquilla.

La soluzione di Hobbes: lo Stato assoluto

La ragione naturale – secondo Hobbes – viene in soccorso dell’uomo disinnescando la sua bramosia distruttiva. Essa impone agli uomini di effettuare un contratto sociale cedendo la libertà illimitata propria dello stato di natura ad una autorità preposta che governi saldamente in modo da ottenere pace e stabilità con la forza. Se ciascuno si sottomette all’autorità di un unico uomo o di una assemblea, obbligando gli uomini a non disubbidire a tale autorità, è concretamente possibile avere una pace e una stabilità sociale. Il trasferimento della libertà, sotto forma di tacito contratto, a uno o più persone, genera lo Stato, la società civile. Il Leviatano (lo Stato) abbraccia ogni individuo e a nessuno è permesso di rompere il contratto; inoltre, appartiene allo Stato la codifica di bene e male attraverso le leggi. Nonostante Hobbes abbia messo alcuni limiti all’azione del Leviatano è indubbio che esso non è soggetto alle leggi che impone, ma è al di sopra dello stesso corpus giuridico. Il cittadino è libero solo laddove il Leviatano lo permette e può rifiutarsi di obbedire solo se lo Stato minaccia ingiustificatamente la sua vita (incoerenza di Hobbes? può darsi). La migliore società possibile, per Hobbes, è quella governata da uno Stato assoluto.

La società è un compromesso

La società scaturisce dunque da un compromesso tra gli uomini. Questo «patto» (come lo chiama Hobbes) impedisce agli uomini di soddisfare i più intimi e illimitati desideri, le volontà più feroci, limitando notevolmente la libertà. Tuttavia è un limite necessario per la stabilità e la pace. Il compromesso consiste nell’accordo tra uomini di sottostare a determinate leggi o convenzioni, di demandare la libertà a una autorità e di obbedirvi pedissequamente.

Bill il macellaio e Thomas Hobbes

Tornando a considerare l’incipit di Gangs of New York possiamo vedere in atto tutta la filosofia di Hobbes. Ci sono bande che si fronteggiano per il predominio. Il clima di violenza viene da lontano e satura lo schermo. Siamo al culmine e alla resa dei conti. I Five Points non hanno pace e stabilità perché non c’è una vera e propria forza che domina sulle altre, neanche lo Stato ufficiale.

La vittoria violenta di Bill il macellaio segna in effetti un periodo di pace e stabilità del quartiere. Bill è de facto il re, il sovrano, il Leviatano hobbesiano al quale le persone dei Five Points cedono la libertà in cambio di stabilità. Paradossalmente, il periodo in cui la violenza e la coercizione di Bill sono al massimo grado coincide con il periodo più stabile e prospero dei Five Points. «È la paura che preserva l’ordine» afferma ad un certo punto Bill.

È magistralmente rappresentata qui, da Scorsese, la nascita degli Stati moderni così come codificati da Hobbes: una autorità capace di esercitare dominio, un sistema di tassazione più o meno equo, una grezza forma di rappresentanza politica. Questo mostra il film in tutta la sua spettacolarità. La società democratica di cui tanto ci gloriamo oggi ha una matrice dispotica e violenta che non può essere estirpata. Ce l’abbiamo dentro, è il nostro DNA; almeno secondo Hobbes e Scorsese.

Il pessimismo di Scorsese

Martin Scorsese sviluppa al massimo in Gangs of New York l’idea pessimistica della natura umana. L’uomo ha istinti violenti e irrefrenabile, passioni degradanti pronte ad esplodere, un egoismo feroce pronto alla violenza e alla sopraffazione per avere per sé tutto. Con questo si deve fare i conti quando parliamo di «uomo». La violenza dell’uomo è ineliminabile. Ogni tentativo di espungerla completamente dall’essere umano è destinato a fallire. E quindi? e quindi la si usa. La violenza può essere produttiva, morfogenetica, poiché crea e determina l’uomo e la società in cui vive.

L’episodio dei Five Points raccontato da Scorsese non deve essere preso come contingenza, come caso isolato, ma come inflessibile e ineludibile regola riguardo alla compagine degli Stati moderni. Scorsese manda moniti. Le società democraticamente pacifiche in cui siamo convinti di vivere sono un universo che scaturiscono da una matrice genetica violenta. Eliminare completamente la violenza è pura illusione. Non solo, se si potesse eliminare la violenza dal patrimonio umano si perderebbe una delle caratteristiche più dense e profonde dell’umanità, in definitiva si perde l’uomo.

Che questa interpretazione non sia relegata meramente ai Five Points di fine ottocento è inequivocabilmente sbattuta in faccia allo spettatore alla fine del film. Nell’ultimissima sequenza Amsterdam è sulla tomba di Bill il macellaio sepolto accanto a padre Vallon (i rivali per il predominio); poi la telecamera si allarga verso l’orizzonte di una New York fumigante e fatiscente, sconvolta dai tumulti per la leva obbligatoria finché una dissolvenza apre alla New York recente con ancora le Twin Towers troneggianti su Manhattan. Non credo si cadi in errore considerare questo espediente come la volontà di Scorsese di affermare che i Five Points non sono un punto isolato ma paradigma della nascita degli Stati moderni e che, in fondo, nulla è veramente cambiato: violenza e dominio sono ancora le fondamenta e i cardini della convivenza sociale.

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Dedo

Il cinema pensa! E non lo fa solo nei film impegnati dei grandi auteurs. Ogni pellicola muove da un pensiero che tocca le corde più profonde del nostro sentire. In quanto tale, il cinema fa filosofia!