EticaNietzsche

Nietzsche-MEN: Apocalypse

Dedo169 views

Cosa c’entra  X-Men: Apocalypse con Nietzsche? Quasi niente, tranne che per un particolare decisivo. Vediamo di cosa si tratta!

Spesso mi sorprendo anche io nel trovare riferimenti filosofici in film che non hanno nessuna pretesa in questo senso. Fortunatamente vedo tutti i generi di film e non solo  Tarkovskij o Ėjzenštejn. Questo è un gran vantaggio perché quando mi accorgo di trovare filosofia in film che non ti aspetteresti mi gaso ancora di più.

Veniamo a noi. Concentriamoci sul film. Ma ATTENZIONE possono esserci SPOILER. Quindi se non hai visto X-Men: Apocalypse (2016) ti consiglio di fermati qui e recuperarlo.

Il motivo che fa andare avanti la storia

Nei film di supereroi (ma non solo) ciò che fa andare avanti la storia è la lotta contro il cattivo di turno, il villain. Il punto di svolta di queste storie è, in sostanza,  la comparsa del villain e la volontà dei buoni di contrastarlo con ogni mezzo possibile, contribuendo, in questo modo, a sviluppare la trama. Niente di strano fino qui. Ma anche i cattivi hanno delle motivazioni. Non sempre edificanti, spesso abiette, e tuttavia sono spinti a fare quello che fanno per una ragione. Normalmente è la distruzione di qualche pianeta o il dominio dell’universo, almeno nel genere fantascientifico, e anche in questo film abbiamo in mano qualcosa di simile. La variante tuttavia c’è: il villain afferma di avere una motivazione di base che mi ha subito riportato alla mente Genealogia della morale di Friedrich Nietzsche.

En Saba Nur (Apocalisse)

En Saba Nur il cattivone

En Saba Nur (Apocalisse) è il cattivone di turno. Un mutante molto particolare. Apocalisse è il primo mutante della storia, il capostipite di una razza di uomini con poteri straordinari e sopravvissuto nei secoli grazie a una delle sue tante incredibili abilità, quella di trasferire la propria coscienza su altri corpi. Abbiamo appena scoperto come questa creatura abbia praticamente invalidato la tesi di laurea del giovane professor X che, in X-men: L’inizio, sosteneva l’evoluzione del gene mutante. A parte questo, En Saba Nur, dice una cosa interessante quando nella casa di una giovanissima Tempesta, guardando la televisione, afferma:

 Armi… superpotenze… i deboli hanno conquistato la terra, per questo sono stato tradito. Falsi dèi, idoli, ora basta, io sono ritornato.

Questa frase è accostabile a un concetto molto controverso della filosofia di Friedrich Nietzsche in Genealogia della morale. Vediamo di  che si tratta.

Genealogia della morale

Nei film come X-men un dato è imprescindibile: ci sono i buoni e i cattivi. I buoni si comportano generalmente in maniera non egoistica, mentre i malvagi sono per lo più dispotici accentrando tutto a sé bramosi di potere. Questo succede anche nella vita reale. Spesso distinguiamo le persone in buone e cattive con lo stesso metro di giudizio. Chi è altruista, chi compie azioni non egoistiche è reputato solitamente come una brava persona. Nietzsche si chiede da dove provenga questa morale. Perché il buono è buono?

Nietzsche vuole mettere in questione la morale stessa che per secoli e secoli è stata ritenuta fondante e valida. Perché è ritenuta valida? Perché i valori valgono? Da dove derivano questi valori? Chi ha deciso che questo è buono e quest’altro malvagio?

in quali condizioni l’uomo è andato inventando quei giudizi di valore: buono e cattivo? e quale valori hanno in se stessi? (Genealogia, Pref., n. 3)

Abbiamo bisogno di una critica dei valori morali, di cominciare a porre una buona volta in questione il valore stesso di questi valori (Genealogia, Pref, n. 6)

Per rispondere a questa serie di domande egli intraprende un fitto lavoro genealogico per scoprire la scaturigine psicologica e affettiva della morale.

Morale aristocratica e morale degli schiavi

Per Nietzsche i forgiatori della morale sono i forti, i bennati, gli aristocratici che dicono “sì” alla vita. La morale è anticamente espressione degli ideali cavallereschi di una aristocrazia guerriera in cui vita, salute, fierezza e forza sono i cardini. Sono i signori, i nobili, i potenti, i più forti ad avere avvertito e determinato se stessi e le loro azioni come “buoni” in contrasto con tutto ciò che era miserabile, volgare, plebeo e infermiccio; in definitiva, con tutto quanto era debole e ostile alla volontà di vita.

La parola “buono” non si ricollega affatto necessariamente, aprioristicamente, ad azione “non egoistiche”: come vuole la superstizione di codesti genealogisti della morale. Accade invece che soltanto con il declinare degli apprezzamenti aristocratici di valore si sia imposta sempre di più, nella coscienza umana, questa totale opposizione di “egoistico” e “non egoistico”, – si tratta, per usare il mio linguaggio, dell’istinto d’armento (Genealogia, I, n. 2).

Nietzsche mostrerà genealogicamente che la morale dei forti verrà pervertita e trasformata nella morale dei deboli, degli schiavi, del popolo-gregge (istinto d’armento). Una morale imbastardita – secondo Nietzsche – che, all’opposto della prima, è incentrata su valori antivitali del disinteresse, dell’abnegazione e del sacrificio di sé. Ricordate la frase di En Saba Nur?: “i deboli hanno conquistato la terra, per questo sono stato tradito“. Ci siamo allora, perché anche Nietzsche pensa che i deboli hanno conquistato la Terra con il loro istinto d’armento e una morale da schiavi. Ma come è stato possibile tutto ciò secondo Nietzsche?

Il ressentiment dei sacerdoti

Alla classe aristocratica forgiatrice dei veri valori individuata da Nietzsche appartenevano anche i sacerdoti. Se la morale degli aristocratici si fondava su ideali di forza guerriera e quindi sul corpo, i sacerdoti – non potendo competere sullo stesso piano – prediligevano le istanze dello spirito, costruendo, antiteticamente, un modello valoriale per affermare se stessa.

I giudizi di valore cavalleresco-aristocratici presuppongono una poderosa costituzione fisica, una salute fiorente, ricca, spumeggiante al punto da traboccare […] I sacerdoti […] sono i più impotenti. E a causa dell’impotenza che l’odio cresce in loro fino ad assumere proporzioni mostruose e sinistre (Genealogia, I, n. 7).

La causa della trasvalutazione dei valori aristocratici è da rintracciarsi per Nietzsche nel risentimento della casta sacerdotale verso quella guerriera e nobile. Tale ressentiment è scaturigine di una tavola di valori che si oppone alla morale aristocratica. Nietzsche individua nel popolo ebraico e nel successivo cristianesimo l’origine di questa perversione di valori.

Sono stati gli Ebrei ad aver osato, con una terrificante consequenzialità, stringendolo ben saldo con i denti dell’odio più abissale (l’odio dell’impotenza), il rovesciamento dell’aristocratica equazione di valore (buono = nobile = potente = bello = felice = caro agli dèi), ovverosia i miserabili soltanto sono buoni; solo i poveri, gl’impotenti, gli umili sono i buoni, i sofferenti, gli indigenti, gli infermi, i deformi sono anche gli unici devoti, gli unici uomini pii, per i quali soli esiste la beatitudine (Genealogia, I, n. 7).

Tralasciando i problemi dell’antisemitismo nietzschiano (magari li affronterò in un altro post), secondo il filosofo tedesco furono gli Ebrei, il popolo sacerdotale per eccellenza, a convertire i valori nobili di forza in una scala valoriale in cui si tiene conto dell’altruismo, del povero, del miserabile, del reietto; fino ad arrivare alla sua massima espressione in Gesù di Nazareth e il cristianesimo, il cui comandamento più importante è l’amore per tutti. Inutile dire che Nietzsche considera questo passaggio di valori un veleno che l’umanità ha dovuto ingurgitare. Sono valori profondamente anti-umani secondo Nietzsche perché non tengono conto della natura intrinseca dell’uomo, della sua volontà di potenza, della sua volontà di accrescimento, di vita, di dominio e potere.

Nietzsche e X-Men: Apocalypse

Quando il villain, nel film, afferma che i deboli dominano il mondo non si riferisce certamente ai preti, ma agli umani in generale. Loro, i mutanti, i forti, con una miriade di poteri, soggiogati da questa razza debole e inferiore. Com’era possibile? Non era possibile per Apocalisse! La sua missione infatti non è la vendetta, ma ristabilire ciò che è “giusto”, ristabilire nietzschianamente la corretta e gerarchica scala di valori: i forti al comando! Tema, questo, che viene proposto anche nel primissimo film della saga da Magneto (X-Men, 2000).

Questo mondo deve essere salvato” dice En Saba Nur, ripulito da questa morale d’armento, espunto dai falsi dèi come la tecnologia e le superpotenze, liberato dai principi deboli come l’altruismo, la compassione, il sacrificio di sé per gli altri; valori che sono tutti compendiati dal professor X e dagli X-Men. Immagino che Nietzsche proverebbe simpatia per questo “cattivo”, considerandolo, invece, assolutamente “buono”. L’aquila non ghermisce la preda perché è cattiva, ma perché estrinseca la sua forza; non si può chiedere alla forza di non estrinsecare se stessa così come non si può chiedere alla debolezza di essere forte. Per Nietzsche, quindi, En Saba Nur sta agendo moralmente bene perché sta estrinsecando da sé ciò che è nel suo istinto: liberare la propria forza verso l’esterno. È un salvatore, un redentore dell’umanità che libera l’uomo dall’ideale d’armento che fino ad oggi ha regolato le società e l’esistenza personale:

Ma in qualche tempo, in un’età più forte di questo marcio, dubitoso presente, dovrà pur giungere a noi l’uomo redentore, l’uomo del grande amore e disprezzo, lo spirito creatore, che sempre la sua forza incalzante torna a spingere via da ogni eremo e da ogni trascendenza, colui la cui solitudine è fraintesa dal popolo (Genealogia, II, n. 24).

La solitudine è la virtù del forte, del nobile, dell’uomo al comando. Alla fine del film è lo stesso professor X a chiarire la posizione nietzschiana di En Saba Nur in contrapposizione alla sua, totalmente anti-nietzschiana:

professor X: “non vincerai mai”

En Saba Nur: “E perché?”

professor X: “perché tu sei solo… sì… invece io no”

È lecito dunque supporre che dietro la maschera di Apocalisse si nascondono i baffoni del filosofo tedesco, il quale combatte la sua personale battaglia contro un’etica che considera molliccia, perdente e anti-umana.

Nietzsche è un filosofo complesso, lui stesso afferma in diverse occasioni che la sua filosofia è per pochi orecchi. Le sue idee sono estreme e radicali, non si scende a patti con lui. Qui abbiamo analizzato Genealogia della morale, non il più bello ma certamente uno dei sui scritti più controversi e polemici. Le sue sentenze sono dure, scomode, a volte nauseanti, non adatte alla nostra mentalità liberal-democratica. E tuttavia è un filosofo straordinario e imprescindibile nella storia del pensiero. Vale davvero la pena leggerlo e vi invito a farlo.

Se questo post ti è piaciuto ti invito a mettere un like o a condividerlo! Aiutami in questo progetto, ti ringrazio già da ora!

Dedo

Il cinema pensa! E non lo fa solo nei film impegnati dei grandi auteurs. Ogni pellicola muove da un pensiero che tocca le corde più profonde del nostro sentire. In quanto tale, il cinema fa filosofia!