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Spielberg Vs Bacone: Jurassic Park

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In questo post mostrerò come il film Jurassic Park di Steven Spielberg abbia un tema filosofico profondissimo, il rapporto dell’uomo con la natura.

Bene cominciamo.

Molti intellettuali considerano i film di Steven Spielberg «superficiali» poiché si strutturano principalmente sulla spettacolarizzazione delle immagini e sulla risposta commerciale. Ammettendo che tutto ciò sia vero, questo non inficia in alcun modo il carattere prettamente filosofico delle sue pellicole. È certamente vero che i suoi film sono «leggeri» e adatti alla grande massa ma è altrettanto vero che alcuni dei temi più importanti della storia della filosofia riecheggiano nelle opere spielberghiane abbastanza palesemente.

Uno di questi temi è il rapporto tra l’uomo e la natura. Spielberg mostra questo problema in diverse pellicole e, soprattutto, nel film qui preso in esame: Jurassic Park (1993).

Il concetto di natura

Il concetto di natura non è stato sempre lo stesso nel pensiero filosofico. Gli antichi consideravano la natura “piena di dèi”  e quindi divina e sacralizzata. Oppure veniva intesa come Principio primo da cui tutto scaturisce. Pensiamo ad esempio a Talete che vedeva l’arché (principio) nell’acqua, Anassimene nell’aria o i fisici pluralisti nei vari elementi naturali. Una natura così intesa era oggetto di ammirazione e contemplazione. Il greco non si sogna di rompere l’armonia naturale. Non cerca di piegare le sue leggi ai propri scopi. Con la rivoluzione scientifica del cinque-seicento questo rapporto cambia drasticamente. Scoprendo le leggi del mondo e il loro rapporto matematico, l’uomo ha compreso che poteva manipolare radicalmente la natura per perseguire i propri scopi. Nasce, in sostanza, il metodo scientifico. Una gran cosa per l’uomo, non c’è che dire. Non avrei questo blog senza tale metodo!

Ora, è proprio qui che si inserisce la riflessione spielberghiana in Jurassic Park. Il film mostra il micidiale conflitto tra natura contemplata/rispettata come Principio e natura controllata/manipolata dal metodo scientifico. Anticipiamolo: Spielberg critica nettamente quest’ultima.

Bacone – Spielberg

Spielberg contro Bacone

Se Galileo Galilei ha messo nero su bianco il metodo della ricerca scientifica, Francesco Bacone ha intuito per primo il potere della scienza nelle mani dell’uomo. Bacone vide nelle possibilità scientifiche il dominio dell’uomo sulla natura, e può considerarsi come il filosofo e profeta della tecnica. “Scientia est potentia”, un detto latino che significa “sapere è potere” e che spesso viene riferito a Bacone proprio per aver inteso la scienza in questo modo. Il potere, in questo caso, è quello del sapere scientifico che attraverso la tecnica controlla e domina la natura. Niente di più e niente di meno del lavoro genetico sviluppato nei laboratori del Jurassic Park.

Il contributo più importante offerto da Bacone lo troviamo nella sua opera Novum Organum in cui critica la logica aristotelica che consente di vincere solo le dispute verbali con l’avversario ma non strappa alla natura i suoi segreti.

La scienza e la potenza umana coincidono, perché l’ignoranza della causa preclude l’effetto, e alla natura si comanda solo ubbidendole. […] La filosofia naturale non si trova attualmente allo stato puro, ma infetta e corrotta: nella scuola di Aristotele, dalla logica; nella scuola di Platone, dalla teologia naturale […]. Ma se uno si sforza d’instaurare la potenza e il dominio di tutto il genere umano nell’universo, la sua ambizione (seppure la si deve chiamare così) è senza dubbio la più sana ed augusta […]. Ora l’impero dell’uomo è riposto solo nelle arti e nelle scienze, ed alla natura non si comanda che ubbidendole (F. Bacone, Novum Organum).

In realtà Spielberg non ha nulla contro la scienza; anzi, la ritiene una componente razionale dell’uomo imprescindibile ma deve stare attenta a rispettare l’oggetto che studia. La natura, nel film, si ribella, come a dirci che siamo tutti animali e “l’animale uomo” non ha per niente il diritto di essere il dominatore incontrastato dell’universo. La scienza deve, per Spielberg, rinunciare alla pretesa arrogante e smisurata di controllo totale senza inficiare lo statuto epistemologico che le è propio. Spielberg non è contro la scienza ma è contro Bacone e i baconinani che vedono nella natura una fonte inesauribile (purtroppo, invece, è esauribile) di sfruttamento economico grazie ai risvolti prodigiosi della scienza e della tecnica.

I Personaggi di Jurassic Park: (da sinistra a destra) l’avvocato, John Hammond, Iam Malcom, Alan Grant, Ellie Sattler.

Il miliardario, l’avvocato, il professor Grant e Ian Malcom

Ci sono dei personaggi nel film che possono essere paradigmaticamente intesi come sostenitori dell’idea di natura-Principio (gli scienziati Alan Grant, Ellie Sattler e Ian Malcom); o sotenitori dell’idea baconiana di natura-oggetto (il miliardario John Hammond e l’avvocato) intenti a “stuprare” la natura per fini commerciali. La critica di Spielberg si mostra anche nei dialoghi tra i personaggi. Quando Hammond informa che i dinosauri sono tutti femmine per impedire una riproduzione incontrollata lo scienziato Malcom afferma:

John, il tipo di controllo che voi state tentando, beh non è possibile: se c’è qualcosa che la storia dell’evoluzione ci ha insegnato è che la vita non ti permette di ostacolarla, la vita si libera, si espande in nuovi territori e abbatte tutte le barriere: dolorosamente, magari pericolosamente, ma la vita vince sempre.

E vogliamo parlare dell’avvocato? All’inizio del film non era convinto di appoggiare il parco ma non appena si rende conto dell’incommensurabile valore commerciale cambia immediatamente idea, senza preoccuparsi minimamente delle conseguenze che questo tipo di tecnologia comporta. Difatti, Spielberg fa fare una fine piuttosto umiliante a questo personaggio. Ricordiamo che non sono semplici personaggi, ognuno di loro esprime un concetto. Al capitalista senza scrupoli (l’avvocato) – che vede la natura solo come fonte di guadagno – toccherà la magra sorte di essere divorato proprio da quella natura che lui stesso voleva fagocitare monetizzandola.

Prima del giro turistico con le jeep, a pranzo, Malcom e il professor Grant si dimostrano scettici verso l’utilizzo delle tecnologie genetiche usate dal parco perché intuiscono che questo potere, alla fine, può rivolgersi contro l’uomo, e si rendono perfettamente conto che la natura non può essere manipolata senza conseguenze. Dice Malcom:

La mancanza di umiltà di fronte alla natura che si dimostra qui mi sconvolge […]. Lei non vede il pericolo che è insito in quello che fa? La potenza genetica è la forza più dirompente che esista, e lei se ne serve come un bambino che gioca con la pistola del padre […] Erano così preoccupati di poterlo fare che non hanno pensato se lo dovevano fare! I dinosauri hanno avuto il loro ciclo, e la natura li ha selezionati per l’estinzione.

Il miliardario, Hammond, non riesce a comprendere come degli scienziati non facciano salti di gioia per le sue grandiose scoperte ed esperimenti. Insomma, aveva ricreato dei dinosauri, qualsiasi scienziato sarebbe andato in brodo di giuggiole! Invece non è così, ci troviamo di fronte a scienziati non baconiani. Difatti, Hammond risponde: “non capisco questa mentalità retrograda, soprattutto da parte di uno scienziato“. Ora, l’oscurantismo, l’etichetta del retrogrado, sono gli oggetti contundenti con cui oggi si minaccia chiunque sembra essere titubante verso il libero progresso scientifico. Ma, il problema sollevato da Spielberg non è questo. Il pensiero del regista, che si cela nelle parole di Grant e Malcom (quindi due scienziati), è di far progredire insieme alla scienza anche una buona etica. Non è possibile dislocare la ricerca scientifica dalla filosofia, e cioè da una riflessione matura su ciò che si sta facendo. Nel mostrarci questo, Spielberg, è un vero filosofo! Lo stesso professor Grant si mostra preoccupato:

I dinosauri e l’uomo: due specie separate da 65 milioni di anni di evoluzione vengono a trovarsi gettati nella mischia insieme. Come potremo mai avere la benché minima idea di cosa possiamo aspettarci?

Come a dire: se la scienza è il controllo della natura, di questo passo, senza nessuno sforzo etico, il giocattolo ci sfuggirà inesorabilmente di mano e saranno guai. Ed è proprio quello che accade nel film: i dinosauri riescono a riprodursi nonostante siano tutte femmine, spezzano le loro catene liberandosi (e ribellandosi), scacciano l’uomo dall’isola. Una buona metafora per dirci di stare attenti.

Hammond non sembra capire: “insomma, come si fa a restare illuminati da una scoperta e non agire?“. Questo è il vero spirito della ricerca scientifica oggi: agire, manipolare, senza pensare troppo alle conseguenze, perché l’importante è il risultato e il profitto. Spielberg è a favore della scienza (voglio ricordarlo) ma è terribilmente preoccupato che essa sia troppo legata ad un utilitarismo esasperato che con la scienza ha ben poco a che fare. Infatti Malcom risponde al miliardario: “È una penetrazione attiva che ferisce ciò che esplora. Quello che lei chiama scoperta è uno stupro del mondo della natura“.

Conclusione

Jurassic Park, pur essendo un film d’avventura e di intrattenimento, cela al suo interno un pensiero profondo e una critica al potere scientifico. Il progresso scientifico se scollegato dall’etica e dai più alti valori umani finisce, in ultima istanza, per rivolgersi contro l’uomo. Questo è esattamente ciò che Spielberg mette a tema nei suoi film “animalofili” (pensate allo Squalo, non succede la stessa cosa?).

La pellicola è un appello a considerare la natura come parte integrante di noi stessi e non come mero oggetto da sfruttare, perché nonostante il grado di civiltà e tecnologia a cui siamo giunti basta un attimo per ripiombare in una situazione di sopravvivenza.

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Dedo

Il cinema pensa! E non lo fa solo nei film impegnati dei grandi auteurs. Ogni pellicola muove da un pensiero che tocca le corde più profonde del nostro sentire. In quanto tale, il cinema fa filosofia!